lunedì 2 ottobre 2017

THE SKY IS EVERYWHERE - Jandy Nelson

Circa sei anni fa mi capitò di leggere un romanzo che nel tempo sarebbe stato catalogato come young adult. Sto parlando di THE SKY IS EVERYWHERE e, se davvero questo romanzo va inserito nel target YA, allora per me è il miglior young adult scritto fino a oggi.
Credo di non sbagliare affermando che si tratta di una storia adatta a tutti. Non sono mai stata dell'opinione limitata che protagonista adolescente = romanzo per adolescenti. Se la storia è buona e scritta bene, come lo è The sky is everywhere, allora quella storia va consigliata a chiunque, a prescindere dall'età.

THE SKY IS EVERYWHERE
Jandy Nelson
Fazi, 2011
pp. 270 - € 15,00

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Il dolore è per sempre. Non scompare, diventa parte di te, passo dopo passo, respiro dopo respiro. […] Il dolore e l’amore vivono intrecciati, non esiste uno senza l’altro.

Lennie Walker, la diciassettenne protagonista del romanzo d’esordio di Jandy Nelson, perde sua sorella Bailey, di due anni più grande. Di ritorno a scuola dopo il lutto, conosce Joe Fontaine, il nuovo arrivato, dal quale sin da subito rimane colpita. Ma Lennie si ritrova a trascorrere parte del suo tempo libero con Toby, quello che era il ragazzo di Bailey. Combattuta tra i due, chi sceglierà alla fine?
Dietro un soggetto all’apparenza così lineare c’è però molto di più.

C’è la sofferenza per la perdita di una persona cara, la tentazione di una resa alla vita, la paura di ritornare a sorridere, anche se solo per un istante.
The sky is everywhere è un romanzo che scava a fondo nel dolore, senza pretendere di trovare una soluzione a tutti i costi, perché non sempre c’è una risposta a tutto.

Lennie e Bailey, cresciute con la nonna e lo zio, non avendo mai conosciuto la madre – scappata altrove, in quanto incapace di affrontare le sue responsabilità – sono sempre state l’una la forza dell’altra. Ora che la sorella maggiore non c’è più, come farà Lennie ad accettarne la mancanza?
 
La musica sembra riuscire a lenire, seppure temporaneamente, il dolore. Quest’arte antica, “catartica per essenza” sosteneva il filosofo Arthur Schopenhauer, accompagna lo stato d’animo di Lennie, componendo per lei la colonna sonora delle sue giornate.
Lennie ci prova a elevarsi al di sopra del mondo e lo fa suonando il clarinetto, il suo fidato compagno ad ancia che, nei momenti più bui, riesce a estraniarla dal mondo. È ciò che tenta di fare anche sua nonna, attraverso i suoi dipinti. È, in fondo, ciò che tenta di fare ognuno di noi quando, dietro a una melodia o al testo di una canzone, cerchiamo di dare un senso a ciò che ci sta capitando, convinti di essere gli unici a capire noi stessi.
 
Un viaggio introspettivo tra i ricordi e le riflessioni della protagonista, un viaggio in grado di commuovere, fino a farci riflettere sul senso delle cose ma, soprattutto, su quanto senso abbiano per noi le persone che più amiamo (“Posso anche essere io a scrivere la mia storia, ma gli altri hanno il potere di scrivere la loro, e a volte le narrazioni non combaciano”).
 
 

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