lunedì 12 giugno 2017

CORPI DI GLORIA - Giuliana Altamura

CORPI DI GLORIA è un romanzo che ho scoperto in libreria e ad attirarmi, lo ammetto, è stata la copertina. Mi ha attratto a sé come una calamita ed è stato amore a prima vista anche con l'incipit.
L'ho letto un po' di tempo fa e vi propongo la mia recensione mentre inserisco nel mio carrello di Amazon il secondo romanzo dell'autrice, L'ORIZZONTE DELLA SCOMPARSA, che non vedo l'ora di leggere.

CORPI DI GLORIA
Giuliana Altamura
Marsilio, 2014
pp. 176 - € 16,00

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Il cielo sulle spalle di Gloria è immenso. Esplode sui tetti, si riversa fra le ville bianche, le piscine, riempie le strade di silenzi apocalittici. È mattina. Gloria è sdraiata sulla terrazza con la testa di lato e il costume da bagno bianco slacciato sulla schiena. Lentiggini invisibili le ricoprono le braccia. I capelli dorati bruciano come rovi al sole. Qualcuno da qualche parte accende un motore e si allontana veloce, poi più niente.

L’incipit di CORPI DI GLORIA, romanzo d’esordio della scrittrice barese Giuliana Altamura, proietta da subito il lettore nell’estate afosa del mare di Puglia.
Siamo a Riva Marina, città balneare della costa pugliese che fa da sfondo a una storia di gioventù, dove si intrecciano i sogni e gli amori dei protagonisti.
Tutto ha inizio con l’arrivo di Andrea, andato via dal Bel Paese per studiare arte negli Stati Uniti e tornato per le vacanze estive insieme a un amico americano. Andrea, che ha trascorso lì l’adolescenza, sente di non appartenere più a quel mondo statico del sud Italia, così refrattario al cambiamento.
 
Ad attenderlo con impazienza c’è sua sorella Gloria, fragile di fronte a una realtà che la incastra nel tedio di una consuetudine ciclica, sempre più simile a se stessa. Gloria è una ventenne nata e cresciuta in una parte della penisola che non si può certo definire la patria delle grandi occasioni.
Vede nel fratello un salvatore, qualcuno pronto a giungere in suo soccorso per liberarla dalla monotonia. Gloria che, spaventata di fronte all’idea di voltare pagina all’abitudine, rimane ferma in un punto zero. Ma quello che fa Andrea è spingerla, come ha già fatto lui qualche anno prima, a prendere il largo da quel luogo dove “tutto ha la stessa importanza di niente”.

Ed è proprio con il niente che fa i conti Andrea. C’è il niente in un posto che non si è evoluto mentalmente, come c’è il niente negli amici di vecchia data i quali, per uscire dall’inferno, continuano a passare le notti tra pasticche e alcol.
Come colmarlo, questo niente?
 
L’autrice non dà una risposta, al contrario stimola il lettore a interrogarsi sulle prospettive di vita che hanno i giovani di oggi, soprattutto al meridione.
Protagonista di questa storia è la nostra gioventù, bruciata dal sole di una società che batte sulle strade deserte della nostra anima. Cosa ne rimane lo sappiamo già: un pugno di cenere dato in pasto al vento. Ma da nessuna parte è scritto che sia questo l’ultimo stadio, poiché è dalle proprie ceneri che si risorge e si riparte. E il punto zero in cui è impantanata Gloria non è altro che un punto di partenza.

 

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