martedì 14 marzo 2017

THE GIVER - Lois Lowry

Ci sono recensioni che non si vorrebbero mai scrivere, questo perché ci sono libri che non si vorrebbero avere mai letto. Purtroppo però succede d'imbattersi in un romanzo che delude, seppure chiacchieratissimo e apprezzato dal pubblico. Tanto apprezzato che ne hanno fatto un film, pensate un po'!
So che THE GIVER di Lois Lowry ha fatto impazzire molti giovanissimi ma, mi spiace dirlo, a me non è piaciuto per niente e nella recensione spiego anche i motivi.
Premetto che non ce l'ho con i romanzi young adult (molti libri che ho recensito in passato erano proprio di questo target e li ho anche apprezzati) e nemmeno con l'autrice (è l'unico che ho letto dei suoi romanzi finora, non potrei mai avercela con lei in nessun modo, per nessuna ragione). Semplicemente a me questo titolo non ha colpito.

THE GIVER
Lois Lowry
Giunti, 2014
pp. 175 - € 12,00


Prima di tutto mi preme fare una premessa. THE GIVER è stato ripubblicato dalla casa editrice Giunti in vista dell'uscita della trasposizione cinematografica nelle sale l'11 settembre 2014.
The Giver è il primo volume di una quadrilogia distopica young adult ed è stato pubblicato in America nel 1993. Qui in Italia ha visto la luce solo due anni più tardi con il titolo IL MONDO DI JONAS per Mondadori. Giunti ce lo ha riproposto nel 2010 nella collana Y, quella dedicata alla narrativa YA.
In contemporanea con l’uscita del film tratto dal romanzo, Giunti Y ci ha riproposto ancora il libro, con la cover dedicata alla locandina cinematografica.

Prima di spiegarvi cosa non mi ha convinto del romanzo, spendo qualche parola sulla trama.
Immaginate un mondo in cui non esistono più malattie, guerra, violenza, carestia.
Affinché i membri della Comunità raggiungano questo equilibrio, è necessario un do ut des: i desideri del singolo. Il sacrificio di uno per il bene di molti. Ed ecco che ogni membro della Comunità diventa egli stesso tributo per il raggiungimento del bene comune.
Sono quindi annullati i colori, le stagioni, gli impulsi sessuali. La famiglia diventa un nucleo e per ogni nucleo si stabilisce la coppia ideale, formata da un papà e una mamma; e la prole ideale, costituita da un maschio e una femmina. La procreazione è affidata a un gruppo di donne per il periodo di tre anni.
 
Qual è il ruolo di Jonas, il protagonista, in tutto questo? Anche i mestieri sono stabiliti da un comitato e a Jonas viene assegnato quello di Accoglitore di Memorie. Tocca a lui ricevere dal Donatore la storia della Comunità, cioè il mondo com’era. E Jonas custodirà il segreto, ma voi chiamatelo fardello, fino al giorno in cui lui stesso diventerà un Donatore e consegnerà il passato nelle mani del successore.
La cover dell'edizione Mondadori (1995)

Con delle premesse come queste, l’attesa è al massimo.
Deve essere stato questo il mio errore, perché a me non è piaciuto. Ho trovato il romanzo lacunoso in più punti e troppo breve.
Il libro è di appena 170 pagine. Il ruolo di Jonas viene assegnato a pagina 69, vale a dire quasi a metà romanzo. Significa che la storia comincia dopo un’introduzione di circa una settantina di pagine. Troppe. Specie per un romanzo breve.

Di certo il romanzo si legge tutto d’un fiato, sia per brevità del testo che per fluidità di scrittura, ma non sono elementi sufficienti per coinvolgere il lettore a trecentosessanta gradi.
La società descritta dalla Lowry, per esempio, non è chiara.
L’autrice parla di Uniformità, vale a dire di regole accettate dalla Comunità per il bene comune. Va benissimo. Ma in quale periodo storico si sono rese necessarie queste regole? Storicamente, io lettore dove mi colloco?
La società fittizia rappresentata dal genere distopico è spesso ambientata nel futuro. Siamo tutti d’accordo. Ma il lettore necessita di punti fermi. Soprattutto se all’interno del romanzo di parla di un Altrove in cui l’Uniformità non c’è (esiste quindi anche il mondo come noi lo conosciamo). Per cui non è il mondo intero ad aver sottoscritto le norme dell’Uniformità, ma solo una parte di esso. Quale parte di mondo, però, al lettore non è dato sapere.

Altro punto poco chiaro è il ruolo dei cosiddetti genetisti. Essendo il mondo di questa Comunità privo di colori e sentimenti, sono i genetisti che lavorano affinché l’essere umano veda in bianco e nero, non possa provare emozioni né sensazioni. Però il modo in cui questi lavorano è off limits per il lettore. Viene fatto appena un accenno al ruolo di questi genetisti, poi non li vediamo né sentiamo più per tutto il romanzo.

Un punto ancora che mi ha lasciato perplessa è la faccenda delle Pulsioni.
Nella Comunità sono stati annullati gli impulsi sessuali attraverso una speciale pillola che va mandata
La cover dell'edizione Giunti Y (2010)
giù ogni mattina, dal giorno in cui si presenta la prima Pulsione (cioè comincia a farsi strada il desiderio, l’attrazione fisica verso l’altro sesso). Mano a mano che Jonas accoglie le memorie del donatore, si rende conto di quanto sia sbagliato assumere questa pillola, fino a prendere la decisione di non ingerirla più.
A questo punto mi aspettavo un qualche cambiamento nell’animo di Jonas, in seguito a questa scelta. Essendosi presentata la prima Pulsione nei confronti della sua amica Fiona, l’idea che il protagonista approfondisse il sentimento, l’affetto e il concetto di amore, ci sta tutta. Forse no, a quanto pare.

Dulcis in fundo, il finale. Altra delusione.
Climax e discesa si risolvono l’una a ridosso dell’altro nelle ultimissime pagine.
Jonas e Gabriel (un neobimbo che Jonas salva da morte certa) raggiungono l’Altrove dove “li stavano aspettando”. Qualcuno sta aspettando Jonas e Gabriel nell’Altrove. Chi? Non si sa.
Cosa succede alla Comunità che Jonas si è lasciato alle spalle? Niente.
Dov’è il rovesciamento del sistema che ci si aspetta dal finale di un distopico? Non c’è.
Il seguito del romanzo? Non esiste. La quadrilogia è formata da quattro romanzi autoconclusivi che nulla hanno a che fare l’uno con l’altro.
Buona l’idea di questo romanzo, ottime le premesse, ma manca la sostanza
 
 
 

Nessun commento:

Posta un commento