sabato 11 febbraio 2017

STONER - John Williams

STONER è un romanzo che avrei dovuto leggere un bel po' di tempo fa ma la cui lettura, non mi spiego il motivo, ho sempre rimandato.
Mi era stato consigliato da una collega bookblogger, poi dai miei amici del Master, poi ancora da una mia carissima amica, eppure continuavo a prediligere altri titoli. Fino a quando mi sono detta: "Va be', Grazia, Cinzia te lo ha prestato, vuoi cominciarlo?".
Voglio pensare che fosse quello il momento giusto per inoltrarmi nella vita di questo personaggio all'apparenza insulso, ma che, nella sua genuinità, ha tanto da dire
Va da sé che acquisterò la mia copia quanto prima, perché è uno di quei romanzi che dopo alcuni anni riprendi e rileggi.

STONER
John Williams
Fazi, 2012
pp. 332 - € 17,50

Perché noi, in fondo, apparteniamo al mondo; avremmo dovuto saperlo. E lo sapevamo, credo. Ma abbiamo dovuto nasconderci un po', fingere un po'.
Quella di William Stoner è la storia mediocre di un uomo mediocre. Sentivo di volerla iniziare così questa recensione, appena chiuso il libro, e questo ben sapendo che dietro la mediocrità del protagonista si nasconde una rara verità.

William Stoner è figlio di contadini. All'età di diciannove anni si allontana dalla campagna per studiare Letteratura nel Missouri, ottenere il dottorato in Filosofia e diventare docente presso la stessa Università, dove ci rimarrà fino alla morte. Sembra quasi di leggere la condanna a una vita piatta, dove il personaggio principale è uno spettatore che si affaccia alla finestra per sbirciare la vita degli altri, veri protagonisti del mondo.
John Williams riesce a descriverci ogni particolare della vita di un uomo qualunque, senza per questo incappare nella trappola della noia. Al contrario, ci regala il ritratto di una persona comune quasi fosse la biografia di un personaggio importante, meritevole di essere ricordato dalle generazioni a venire.

Eppure Stoner è uno qualsiasi, uno dei tanti. Ama studiare, ha sete di conoscenza e costruisce la propria identità su sani princìpi di onestà e giustizia, crede nell'amicizia e nel valore del matrimonio.
Il lettore non può fare a meno di tifare per lui, soprattutto quando, puntualmente, la vita gli si rivolta contro, facendosi beffe dei suoi ideali.
E nel momento in cui scoppia la passione tra lui e Katherine, ecco che tradisce sua moglie Edith e il tradimento stesso diviene un fatto naturale, come se appartenesse alla natura delle cose e fosse necessario per la sua stessa sopravvivenza.
Non era una passione della mente e nemmeno dello spirito: era piuttosto una forza che comprendeva entrambi, come se non fossero che la materia, la sostanza specifica dell'amore stesso. A una donna o a una poesia, il suo amore diceva semplicemente: Guarda! Sono vivo!
Stoner e Katherine si amano con la sincerità di due bambini e la consapevolezza di due adulti. Custodiscono il loro amore al riparo dal mondo di fuori e, quando non sarà più possibile portarlo avanti, vivono il distacco con la stessa naturalezza che li ha tenuti insieme.
In fondo all'anima Stoner è uno stoico che trova conforto nei libri, il suo unico e autentico divertissement, come lo definirebbe il filosofo Blaise Pascal. Accoglie le sfide che la vita gli pone, ma senza maledire i propri errori.
Persino quando la sua carriera universitaria è messa a rischio da Hollis Lomax, Stoner continua ad andare avanti per la sua strada, quella che aveva tracciato da tempo per sé e dalla quale non intende allontanarsi.

Nell'ultimo capitolo troviamo il protagonista provato da una vita vissuta senza encomi, ma di certo assaporata intensamente seppure nelle poche e brevi gioie registrate.
Stoner accetta la diagnosi della propria malattia e la morte imminente come eventi naturali della vita di un essere umano, salutando il lettore in punta di piedi.

Mi riesce difficile spiegare come mai mi sia piaciuto un romanzo senza eroi, dove non siano stati compiuti grandi gesta o non siano riportati eventi altisonanti da ricordare. Eppure è un romanzo che consiglio a chiunque sia alla ricerca di un buon libro. In fondo è nella vita della gente comune che è racchiuso il significato del tutto, sono le piccole cose che fanno di ciascuno di noi quello che siamo.


 

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