sabato 4 giugno 2016

THE PRINCESS DIARIES - Meg Cabot

Ci sono quei film che ti capita di guardare per puro caso, perché segui l'attore da tempo o ami lo stile del regista o semplicemente te ne hanno parlato bene e sei curioso. Poi ci sono quei film tratti dai romanzi. E qui si apre la polemica, lo so.
Non sono mai stata refrattaria alle trasposizioni cinematografiche dei romanzi, nemmeno dei miei romanzi preferiti. Si sa che il film può solo cogliere i momenti più salienti del romanzo, essere un sorta di riassunto dello stesso. Questo perché libri e film hanno tempi narrativi diversi, accettiamolo e andiamo avanti.

Quando nel 2001 uscì PRETTY PRINCESS, la commedia diretta da Garry Marshall con Anne Hathaway e Julie Andrews, non sapevo si trattasse della trasposizione di THE PRINCESS DIARIES (mea culpa!), primo libro della fortunata serie di romanzi YA di Meg Cabot.
Vi ricordate di Mia Thermopolis? Quella ragazza bruttina, asociale e invisibile che scopre di essere principessa ed erede al trono di Genovia, un principato che si trova in un posto sperduto nel cuore dell'Europa? Ebbene, di recente su Amazon c'era il primo romanzo della serie in edizione economica BUR. Era una super offerta allettante e non ci ho pensato due volte a prenderlo.
Devo dire che non mi aspettavo così tante modifiche dal libro alla sceneggiatura e, paradossalmente, preferisco il film al romanzo, nonostante abbia trovato quest'ultimo comunque godibile. Tranne per quei capitoli in cui Mia litiga con la sua migliore amica. Lì non succede nulla di interessante e a questo punto credo di non sbagliare affermando che, in parte, il personaggio di Lilly è fondamentale per tenere su il tono della narrazione.
Ma andiamo per ordine.

 THE PRINCESS DIARIES - Princess Diaries #1
Meg Cabot
Ediz. Economica BUR Ragazzi, 2010
pp. 231 - € 8,00


Mia ha quattordici anni e vive con sua madre, un'artista squattrinata, a New York. La sua vita viene stravolta da una notizia che non accetta con facilità: è erede al trono del principato di Genovia, dove in estate va a passare le vacanze insieme a sua nonna Clarisse (grandmère) e a suo padre. Chi di voi conosce il film può notare una prima differenza: Mia è già stata a Genovia, conosce sua nonna e suo padre è vivo. Nel film, al contrario, Mia non è mai stata a Genovia, non ha mai visto sua nonna e suo padre è morto da alcuni mesi.
È suo padre a darle la notizia. Guarito da un cancro ai testicoli, non può generare altri figli, per cui Mia è l'unica erede al trono di Genovia. La ragazza rimane di stucco, poiché scopre solo ora, a quattordici anni, di essere di sangue reale. Permettetemi di affermare che questa cosa regge poco e niente. Com'è possibile che non si sia mai resa conto che suo padre governa un principato? Le è sempre stato raccontato che suo padre è un diplomatico, ma questa scusa reggerebbe se lei non fosse mai stata a Genovia!

Va be'.

La nonna di Mia qui non ha il volto placido e accomodante di Julie Andrews. Nel romanzo Clarisse è austera, una donna tutta d'un pezzo che non perde occasione per evidenziare le differenze di classe sociale. Impartisce a Mia lezioni di "principessitudine" ed è lei stessa a rivelare alla stampa le nobili origini della nipote. Nel film sappiamo che a informare i giornali della cosa è Paolo, il consulente d'immagine scelto ad hoc per Mia.

La vita di questa protagonista, così goffa e impacciata, è divisa in due: da una parte la sua nuova vita di erede al trono; dall'altra, la sua vita ordinaria di adolescente, alle prese con l'algebra, con il ragazzo per il quale ha perso la testa, con il rapporto strano con Michael, fratello della sua migliore amica e con quest'ultima, Lilly. Come anticipato, Lilly è il personaggio che tiene su il tono della narrazione. Basta una delle sue battute esilaranti a compensare le infinite paranoie della protagonista, che si lagna di continuo: perché si sente brutta, non vuole essere una principessa, odia le lezioni con sua nonna, non sa come definire il suo rapporto con il padre, non tollera che sua madre esca con il professore di algebra, si sente inadeguata di fronte a Josh che ormai fa coppia fissa con Lana. Una lagna continua.

Trovo che il litigio tra le due amiche duri troppo. Per quasi tutta la seconda metà del romanzo Mia non fa che lamentarsi di ogni cosa. Sono riuscita ad arrivare all'ultima pagina grazie alla narrazione in forma diaristica, che rende il testo trascinante e quindi fruibile.
Mia Thermopolis non è una brutta protagonista in senso assoluto, almeno non quanto America in The Selection di Kiera Cass, ma ho comunque preferito la Mia del film. Altrettanto imbranata, però senza quell'alone di ansia che le aleggia intorno di continuo, come se lei fosse l'unica adolescente incompresa del pianeta.

2 commenti:

  1. ahaha la tua recensione fa morire dal ridere XD Comunque penso che sia uno dei libri di cui ho preferito la trasposizione cinematografica :P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Francy! XD
      Assolutamente: molto meglio il film. Raro che io lo dica, eppure a volte capita. ;)

      Elimina