mercoledì 14 dicembre 2011

INTERVISTA A LUCA AZZOLINI E FRANCESCO FALCONI

Oggi ho il piacere di ospitare nel blog due scrittori che ho apprezzato da subito.

Ieri ho pubblicato la recensione del romanzo che hanno scritto a quattro mani, Evelyn Starr - Il diario delle due lune (Piemme, Il Battello a Vapore), vi rimando qui per leggerla.

Adesso invece passo la parola agli autori Luca Azzolini e Francesco Falconi, che ringrazio per la loro disponibilità.



INTERVISTA A LUCA AZZOLINI E FRANCESCO FALCONI


Com’è stato scrivere un romanzo a quattro mani?

Molto emozionante e divertente, perché abbiamo esplorato le idee e le possibilità che ci dava il mondo di Evelyn Starr – Il Diario delle Due Lune. Abbiamo cercato una via originale, non ovvia e mai banale per la storia e la trama, lavorando per scene così da prendere il meglio da ognuno di noi. E anche se a volte avevamo idee diverse, abbiamo sempre cercato di far convergere le nostre due visioni di Evelyn Starr, così da aggiungere un qualcosa in più, invece che perdere elementi per strada. È stata una vera avventura!

La storia è stata costruita insieme sin dall’inizio, oppure avete lavorato su una base già ideata da uno dei due?

Ci siamo spremuti le meningi assieme perché il mondo di Evelyn fosse una casa accogliente per entrambi. Volevamo concentrarci sui personaggi e sulla storia, prendendo da tutto quello che più amiamo leggere e scrivere. All’inizio le idee erano tante e complesse ma, man mano che il progetto andava avanti, e che Evelyn diventava sempre più una “persona” piuttosto che un “personaggio”, ci è sembrato tutto molto più facile. Vedevamo le strade di Ithil Runa, dove abita Eve, le nebbie misteriose del Mullagh Maat, e tutti i segreti che nascondevano. Era fatta. Evelyn Starr e il suo mondo erano lì.

In che modo due teste riescono ad accordarsi sulla trama, sui personaggi, sull’ambientazione e tutto il resto?

Non è stato semplice, ma abbiamo anche gusti simili. Ci piacciono le stesse cose, vediamo le scene ancora prima di scriverle e questo ci ha aiutato tantissimo. La sintonia è fondamentale perché altrimenti non si va da nessuna parte. Ovviamente ci sono personaggi che hanno caratteristiche più o meno vicine ai giusti dell’uno o dell’altro, ma questo ci ha agevolato a comprendere lati di personalità con cui avevamo meno a che fare, e che ci ha arricchiti di sfumature nuove. Un modo, diverso dai soliti, per crescere come autori.

Durante le presentazioni del romanzo, quanto sentite coinvolto il giovane pubblico, al quale – tra l’altro – è principalmente rivolta la storia?

Il pubblico di riferimento è fondamentale, perché bisogna calarsi nelle ragazze e nei ragazzi che prenderanno in mano Evelyn Starr, questo però non ci ha impedito di sviluppare un libro che nelle nostre intenzioni doveva essere leggibile a tutte le età. Evelyn Starr è adatto ai giovanissimi, che possono trovare una storia magica e avventurosa in cui immedesimarsi, e personaggi adatti a loro; ma anche a lettori più grandi che troveranno un sacco di richiami particolari, curiosi e originali. Non volevamo scrivere il solito libro, anzi volevamo evitarlo a tutti i costi.

Tre aggettivi per definire Evelyn.

Divertente, solare e coraggiosa.

Questi sono i primi, i più immediati, ma potrebbero essere anche questi: sbadata, spassosa, puntigliosa, tenace, raggiante, caparbia, fragile, adorabile, sciccosa, ecc. ecc.

Potete anticipare qualcosa sul seguito?

Il prossimo romanzo è già stato scritto, ma ogni romanzo della serie Evelyn Starr è leggibile come un’opera a se stante. Il primo volume non lascia in sospeso la trama principale, ed è una storia con tutti i crismi del caso. Nel secondo romanzo, però, abbiamo giocato molto con la trama proprio per sorprendere i lettori. Piccole cose, dettagli che passano inosservati a una prima lettura, ribalteranno la situazione con continui colpi di scena fino a un finale davvero inaspettato. Per ora, però, non possiamo aggiungere altro. 

Qualcuno, purtroppo, definisce il fantasy un genere di puro intrattenimento o, peggio, un tipo di narrativa ad appannaggio esclusivo dei bambini. Secondo voi perché?

Forse perché non ne hanno mai letto! Forse si sono fermati al primo titolo, snobbando alla grande tutto il resto. Come per ogni genere esistono romanzi più o meno buoni, ma la qualità di un testo la decide solo il lettore che si rispecchia tra le sue pagine. Tutto il resto sono chiacchiere. Il fantasy, come ogni altro genere, ha prodotto romanzi magnifici e altri scadenti. Opere altissime e altre molto più banali. Ci sono volumi che vogliono essere d’intrattenimento e altri che ambiscono ad altro, questo però non deve essere un discrimine. Basta cercare bene, si può trovare di tutto, per tutti i gusti e tutti i palati, senza per questo doversi sentire reclusi in un ghetto. Non ce n’è motivo.

Tre aggettivi per definire il fantasy.

Per noi è senza dubbio un genere coraggioso, giovane e liberatorio.

Un’ultima domanda. Cosa vuol dire per Francesco Falconi “scrivere”?

Tempo fa risposi a un’intervista su Panorama:  «La scrittura non è un mestiere. Non è un hobby. Né una passione. È un’esigenza di cui non si può far a meno. Perché senza ti senti soffocare. E sai che è l’unico modo per liberare quella bestia che ti strangola. Se provi questo, allora vuol dire che hai una bella storia da raccontare.»
Sono passati un po’ di mesi, ma ancora mi rispecchio in quest’affermazione. 

 Cosa vuol dire invece "scrivere" per Luca Azzolini?

Scrivere è un modo per vivere tante vite diverse, calarsi in epoche e vicende impossibili, sperimentare modi di pensare differenti dal nostro e vedere le cose sotto più punti di vista. È capire gli altri ed essere più onesti verso noi stessi. È una sfida, un momento in cui riflettere cercando di scolpire il mondo che abbiamo dentro e renderlo reale anche per gli altri. È raccontarsi e raccontare ciò che ci circonda, è libertà ed evasione. Scrivere è un modo per esprimersi e dialogare, per confrontarsi e crescere. È esplorare, partendo dal nulla e procedendo a piccoli passi, mondi che soltanto tu puoi scoprire.

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